[17-11-2010] Non ci sono più i partiti di una volta

di Carla Bassu, docente di Diritto pubblico, Università di Sassari

L’esito (sorprendente?) delle primarie del centro sinistra milanese, che hanno visto soccombere l’uomo del Pd di fronte al candidato di aria vendoliana, rappresenta un segnale preciso rivolto dagli elettori all’establishment di partito.

È sufficiente una operazione di spicciola dietrologia per individuare il messaggio recondito nella scelta di Pisapia a scapito di Boeri, candidato favorito dai numeri ma evidentemente non dagli elettori.  Fuorviante e tendenzioso è il ragionamento di chi attribuisce la disfatta alla scelta del candidato, di grandi meriti ma sconosciuto ai più e poco popolare. Certamente ha influito l’alto profilo del vincitore, ma quella di domenica non è stata una sfida tra l’avvocato e l’architetto: il voto espresso non è contro la persona di Stefano Boeri, bensì contro un preciso modo di intendere e determinare la politica.

Il risultato di queste primarie è uno schiaffo per il Pd – locale e nazionale – ma anche un monito preciso per tutte le forte politiche in campo, che non possono trascurare il senso di sfiducia ed esasperazione che aleggia palpabile tra i cittadini.

In discussione c’è il partito, inteso quale luogo di intermediazione tra base elettorale e soggetti decidenti e come struttura di formazione per la classe dirigente del Paese. I partiti non vengono più intesi come catalizzatori di idee e divulgatori di ideologie, bensì come mastodonti burocratici in cui si produce l’humus ideale per la proliferazione di patologie gravi quali clientelismo, corporativismo e corruzione. La struttura partitica diventa recessiva in un contesto in cui trionfa una politica post-ideologica, focalizzata sulla personalità del leader e sempre più svincolata da connotazioni ideali. Ma quella della personalizzazione è una deriva che può rivelarsi pericolosa per le garanzie della rappresentatività.

Il rifiuto delle storture partitocratiche non deve portare a buttare via il bambino con l’acqua sporca.

Se fondati su principi di rigorosa democraticità e regolati da criteri di trasparenza, i partiti rappresentano una risorsa preziosa per una società che ha bisogno di sane strutture di aggregazione.

In questo senso però il panorama attuale è tristemente desertico: le dinamiche dei partiti tradizionali sono considerate arretrate e inadeguate alla realtà contemporanea.

Se si vuole evitare che i partiti si trasformino in mere macchine elettorali, funzionali alla campagna di questo o quel candidato, è necessario riconsiderarne la natura e il ruolo nella società attuale. Ciò presuppone un profondo esame di coscienza da parte dei protagonisti della scena partitica, che devono impegnarsi a fondo per riconquistare un elettorato disilluso e ricostruire un legame di affidamento ormai sfilacciato.