[03-11-2010] La tutela giuridica dell’omosessualità in Italia

di Anna Di Pietro, Università Bocconi, stagiaire presso FAO, Food and Agriculture Organization of the United Nations

L’art. 10 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea parla chiaro: l’Unione deve combattere le discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l’origine etnica, la religione o le convinzioni personali, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale.

Il legislatore italiano, per tali discriminazioni, ha previsto una tutela penale rafforzata, ad eccezione però dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere. Ad oggi, dunque, manca una legge per contrastare in modo efficace condotte ripugnanti per un paese civile e moderno.

Ad oggi, in Italia, non si può nemmeno stilare una statistica completa dei casi di violenza contro omosessuali e trans gender, proprio a causa della difficoltà delle vittime di dichiarare la matrice omofobica del gesto patito. Pertanto, paradossalmente, ci troviamo dinanzi ad una sorta di autocensura delle vittime stesse nel momento della denuncia del riprovevole atto subito. Nonostante ciò, i numeri dell’omofobia sono da allarme sociale: per il periodo gennaio 2006 – agosto 2010, secondo il Ministero dell’Interno, si sono verificati almeno 37 omicidi, 194 violenze ed aggressioni, 21 estorsioni, 14 atti di bullismo e 33 atti vandalici.

È dunque urgente porre rimedio a questo vuoto legislativo, per garantire a tutti gli individui il medesimo rispetto, quali che siano le convinzioni personali e l’orientamento sessuale. Un rispetto imposto dall’art. 3 della Costituzione, che prevede l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, ed ora previsto anche dall’art. 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.

La lacuna normativa potrebbe essere colmata integrando le previsioni della legge 13 ottobre 1975, n.654, cd. legge Reale, con la quale l’Italia ha ratificato la convenzione di New York sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale. Del resto la legge Reale è già stata più volte modificata, al fine di proteggere dalle discriminazioni nei confronti di minoranze linguistiche e da quelle basate su motivi religiosi. La proposta, quindi, è di aggiungere ai “motivi razziali etnici, nazionali, religiosi” previsti dal comma 1 dell’art. 3 della legge 13.10.1975 n. 654 anche i motivi “fondati sull’omofobia o sulla transfobia”. Parimenti bisognerebbe aggiungere ai “motivi religiosi” previsti dal titolo e dall’art. 1 del decreto legge 26.4.1993 n. 122 convertito con legge 205/93 (legge Mancino) anche i “motivi fondati sull’omofobia e la transfobia”.

Così facendo si garantirebbe anche alle vittime agli omosessuali e ai trans gender discriminati la protezione della normativa “Mancino-Reale”. Essa prevede una parte repressiva (introducendo il reato che punisce chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico e chi istiga a commettere o commette atti di discriminazione o di violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi), una parte preventiva (vietando le associazioni che hanno tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi) ed una parte tendente al recupero e reinserimento sociale del reo (chi è condannato può essere obbligato dal giudice a prestare un’attività non retribuita a favore della collettività per finalità sociali o di pubblica utilità).

Anche gli ultimi fatti di cronaca sembrano confermare l’arretratezza del nostro Paese in questo settore.