[29-10-2010] Il Presidente della Repubblica e il lodo Alfano: una sorta di immunità “al contrario”?

di Arianna Pitino, docente di diritto Pubblico, Università di Genova

Lo scorso 22 ottobre il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano – facendo uso del potere che gli consente di inviare messaggi alle Camere (art. 87 Cost.) – ha inoltrato una lettera a Carlo Vizzini, presidente della Commissione affari costituzionali del Senato che sta esaminando la proposta di legge costituzionale meglio conosciuta come lodo Alfano (A.S. 2180), indicando la presenza di una “palese irragionevolezza” al suo interno.

Negli ultimi giorni – a causa delle note vicende, giuridiche e non, che accompagnano tale disegno di legge – la discussione si è concentrata sulle immunità che, in caso di approvazione, verrebbero assicurate al Presidente del Consiglio dei Ministri. Un’attenzione di gran lunga inferiore è stata invece dedicata al fatto che la medesima legge si occupa anche della sospensione dei processi penali riguardanti il Presidente della Repubblica.

Proprio su questo punto il nuovo lodo Alfano sembra invece dare origine a un vero e proprio parodosso costituzionale. Infatti, nel momento stesso in cui istituisce un sistema di immunità a favore del Presidente del Consiglio, privo di precedenti sia in Italia che all’estero, finisce altresì per limitare le garanzie che – i Padri Costituenti prima e la prassi costituzionale poi – hanno eretto intorno alla figura del Presidente della Repubblica.

Fin dal 1948, infatti, l’art. 90 Cost. ha previsto l’irresponsabilità del Presidente della Repubblica per gli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, con le sole eccezioni riconducibili all’alto tradimento e all’attentato alla Costituzione. Queste due locuzioni, che non corrispondono a reati puntualmente identificabili, contemplano l’eventualità che il Presidente della Repubblica si comporti in maniera contraria al giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione prestato da quest’ultimo nel momento di assumere le funzioni (art. 91 Cost.). Al verificarsi di tali ipotesi, mai concretizzatesi nel nostro ordinamento, il Parlamento in seduta comune sarebbe chiamato a decidere – a maggioranza assoluta – circa la messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica, mentre alla Corte costituzionale – integrata da altri 16 giudici non togati di nomina parlamentare – spetterebbe il compito di decidere nel merito la procedura italiana di impeachment.

Per gli illeciti non riconducbili all’esercizio delle funzioni presidenziali l’opinione prevalente ritiene che, in generale, il Presidente della Repubblica sia tenuto a rispondere di quelli commessi in ambito civile. Più controversa è risultata invece la questione degli illeciti penali, rispetto alla quale accanto alla posizione di chi sosteneva che il Presidente della Repubblica dovesse risponderne al pari degli altri cittadini, vi furono altri più favorevoli alla soluzione – accolta in via di prassi costituzionale – dell’improcedibilità dell’azione penale, almeno fino alla scadenza del mandato presidenziale (questa era, tra l’altro, l’opzione fatta propria anche dalla legge n. 140/2003 – il lodo Schifani – e dalla legge n. 124/2008 – il primo lodo Alfano).

Il nuovo lodo Alfano costituzionale sceglie invece di affidare al Parlamento in seduta comune il compito di deliberare – a maggioranza semplice – circa la sospensione dei processi penali in cui dovesse risultare eventualmente coinvolto il Presidente della Repubblica, autorizzando così il Parlamento a pronunciarsi nei confronti di quest’ultimo anche in casi diversi da quelli contemplati nell’art. 90 Cost..

Leggendo questa disposizione del lodo Alfano – che suscita non pochi dubbi di compatibilità, non solo con l’art. 90 Cost., ma anche con la prassi costituzionale dell’improcedibilità nei confronti del Presidente della Repubblica per i reati extrafunzionali invalsa finora – si scopre così che questa legge non solo finirebbe per introdurre guarentigie difficili da spiegare – almeno da un punto di vista strettamente giuridico – a favore del Presidente del Consiglio ma che, altrettanto inspiegabilmente, andrebbe a ridurre quelle previste finora nei confronti del Presidente della Repubblica.