[23-10-2010] Nucleare e federalismo. Attenzione all’unità della Repubblica!

di Davide Galliani, docente di diritto pubblico e di diritto dei beni culturali nell’Università degli Studi di Milano

Il tema del nucleare, in Italia, solleva problemi politici e costituzionali.

Da un punto di vista politico non ci sono dubbi: la scelta di tornare al nucleare è stata presa a fronte di tre quesiti referendari che, nel 1987, fecero chiaramente intendere quale era il convincimento della stragrande maggioranza degli elettori. Andarono alle urne circa il 65% degli elettori e di questi quasi il 70% si schierò per l’abrogazione, rispettivamente, della possibilità per il CIPE di sostituirsi al Sindaco nella decisione sulla localizzazione degli impianti, del compenso ai Comuni ospitanti le centrali ed, infine, della possibilità per l’ENEL di partecipare ad accordi internazionali per la costituzione e la gestione di impianti all’estero.

Il problema politico sicuramente esiste. La maggioranza parlamentare che ha approvato la legge n. 99 del 2009 e il Governo che successivamente ha approvato il decreto legislativo n. 31 del 2010, in effetti, hanno deciso di andare “contro” il risultato del referendum del 1987. Da un punto di vista costituzionale lo potevano fare. Politicamente, invece, è sotto gli occhi di tutti il problema: lo stesso accadde, nel 2005, con la riforma del sistema elettorale, poiché il ritorno al proporzionale, con premio di maggioranza, era qualche cosa di sicuramente diverso da quello che gli elettori scelsero nel 1993, un sistema prevalentemente maggioritario.

Non è qui il caso di discutere circa l’opportunità in sé del ritorno al nucleare: gli esperti, a quanto pare, sono essi stessi molto divisi. La recente pubblicazione di uno studio che dimostra l’aumento dei casi di leucemia, tra bambini, nei pressi della centrale di Amburgo, in effetti, altro non fa che dimostrare come ancora non sono definitivamente risolti tutti i possibili problemi.

Ad ogni modo, è invece opportuno spiegare, pur brevemente, perché il tema del nucleare è un tema costituzionalmente delicato. La vicenda recente, che ha visto protagonista Roberto Formigoni, lo dimostra chiaramente: il tema del nucleare è delicato perché, in un ordinamento come il nostro, che vuole essere sempre più ispirato a principi di vero decentramento, la periferia, in questo caso le Regioni, possono sempre più “ostacolare” le politiche governative.

Anche a costo di fermare il sistema Paese, in effetti, il prezzo che si deve pagare ad un forte decentramento è questo: la possibilità che le Regioni, con i loro “no”, possano, se non bloccare completamente, di sicuro ostacolare l’attuazione delle politiche governative.

Il neo Ministro dello sviluppo economico non avrà certo vita facile: anche le Regioni dello stesso colore politico del Governo, infatti, non sono disposte a “concedere” il proprio territorio. Ancora una volta, il caso Lombardia, a questo proposito, è emblematico: se è vero che Formigoni non si è detto contrario di principio a discutere, resta poi il fatto che il suo è stato un deciso “no”.

Quello che tuttavia interessa è il motivo di questo “no”: la Lombardia, è stato detto, ha raggiunto l’autosufficienza energetica. Certo, un’argomentazione giustificabile. Ma non si rischia, in questo modo, di rimettere in scena lo spettacolo davvero mortificante dello smaltimento dei rifiuti campani? Magari pochi lo ricorderanno, ma alcune Regioni si dichiararono preventivamente indisponibili ad accogliere i rifiuti campani, tra l’altro, dicendo che i “loro” rifiuti se li dovevano smaltire da soli.

Ora, il federalismo è una cosa seria. La riforma del Titolo V della Costituzione del 2001, della quale è oramai difficile sentir parlare bene, non sarà stata di sicuro la migliore riforma possibile. Ma era una riforma necessaria, per dare copertura costituzionale alle riforme legislative. E poi, è stata una riforma voluta dalle stesse Regioni. E di sicuro il nuovo Titolo V si inserisce appieno nella via maestra indicata dal principio fondamentale costituzionale di unità e di decentramento (art. 5 Cost.).

Il nostro Paese si sta indubbiamente sempre più decentrando. E lo sta facendo pur sempre nell’ambito del principio di unità nazionale. Si dovrebbero, tuttavia, evitare comportamenti eccessivamente “localistici” e questo proprio da parte delle stesse realtà locali. Non è solo un problema di nucleare. E’ un problema che potrebbe riguardare ogni singola materia, dall’immigrazione alla sanità. Va bene che ogni Regione possa dire la propria e, quando la Costituzione e la Corte lo permettono, anche arrivare a “vincere” sullo Stato.  Ci deve essere, tuttavia, sempre una sorta di responsabilità costituzionale da parte di tutti gli amministratori regionali, per poter attuare, anche nei suoi risvolti solidaristici, il principio di unità e indivisibilità della Repubblica.