[21-10-2010] Congedi parentali e diritti dei padri: un passo verso le pari opportunità

di Carla Bassu, docente di Diritto pubblico, Università di Sassari

La proposta di due settimane di congedo di paternità obbligatorio, retribuito al 100%, approvata  dal Parlamento di Strasburgo rappresenta una vittoria importante per i neo-genitori europei.

E’ una doppia conquista che interviene a favore dei neo papà, cui viene formalmente riconosciuto il ruolo fondamentale nelle primissime fasi della vita dei figli, ma segna nel contempo un punto prezioso per le madri, ancora diffusamente percepite come attrici preponderanti nel rapporto con la prole.

Soprattutto, agli occhi di chi osserva il progresso faticoso del processo di affermazione delle pari opportunità nel nostro Paese, si tratta di un segnale concreto che interviene a livello culturale, per  ribadire con forza l’equiordinazione dei genitori nella dinamica familiare.

Madri e padri condividono alla pari onori e oneri nella cura dei figli e solo la lente distorta di una società improntata sulla dicotomia stantia uomo/pater familias; donna/angelo del focolare – obsoleta sul piano del diritto formale – può portare a riservare in via esclusiva alle donne prerogative che consentano di affrontare al meglio un momento fondamentale e delicato quale  la nascita di un figlio.

La stessa parola condivisione presuppone una situazione di parità e aiuto reciproco che purtroppo non sempre trova riscontro nella realtà dei fatti, soprattutto in Italia, dove sulle donne grava ancora il doppio peso del lavoro extradomestico e delle incombenze familiari.

Storicamente, il privilegio della maternità e’ stato oggetto di strumentalizzazioni, risultando penalizzante per la realizzazione professionale femminile e – paradossalmente – anche le disposizioni costituzionali rivolte alla tutela della donna nella dimensione pubblica di lavoratrice e privata di madre (art. 31, comma 2 Cost.; art. 37 comma 1) sono state talvolta interpretate in senso discriminatorio.

Oggi, la disciplina italiana in materia di congedi di maternità e’ tra le più garantiste in Europa ma non sempre le guarentigie di diritto corrispondono a tutele di fatto e, ancora, essere madri può nuocere gravemente alla carriera.

Peraltro, a fronte di una radicata cultura della maternità, si registra una percezione della figura paterna appannata e recessiva, che non corrisponde più con la realtà degli uomini contemporanei che rivendicano a pieno titolo un ruolo da protagonista in tutte le tappe della crescita dei figli.

L’intervento dell’Ue e’ di grande impatto e merita la massima attenzione perché fornisce un riferimento inequivocabile nell’affermazione di una realtà familiare improntata sulla effettiva parità dei diritti. Una volta approvata in via definitiva e tradotta in direttiva, la previsione del  diritto/dovere al congedo di paternità diventa una realtà imprescindibile per gli Stati membri che saranno tenuti a garantire la valorizzazione della essenziale funzione genitoriale, non più riconosciuta in via prioritaria alla donna ma equamente e necessariamente riconducibile a entrambi i genitori, a prescindere dal sesso.