[16-10-2010] Bresso vs. Cota: se la politica abita in via Merulana

di Edmondo Mostacci, docente di diritto pubblico comparato, Università Bocconi

Elezioni in Piemonte: è possibile ricontare i voti? Soprattutto, è possibile proclamare un nuovo vincitore in sostituzione del precedente, in assenza di una nuova consultazione elettorale? Sembrerebbe impossibile, ma è ciò che emerge dalla cronaca di Torino. Vediamo perché.

Secondo il sistema elettorale delle regionali, il cittadino è chiamato a esprimere due voti distinti: il primo per il candidato presidente della giunta regionale (Cota o Bresso, per intenderci); il secondo per una delle liste partitiche che si contendono i seggi del Consiglio regionale.

Tuttavia, se all’elettore è consentito esprimere soltanto la scelta in favore del “governatore”, non altrettanto può dirsi con riferimento all’assemblea rappresentativa. In tale caso, il voto per una lista si estende ex lege anche in favore del candidato presidente appoggiato dalla lista votata. In altre parole, la legge non ammette il silenzio del cittadino in merito all’elezione presidenziale e colma tale vuoto per il tramite di una sorta di presunzione legale di “accondiscendenza” da parte dell’elettore per la scelta di governo effettuata dal partito prescelto.

Corollario evidente di questa presunzione è che sia possibile estendere al candidato presidente – in assenza di un’esplicita espressione di suffragio nei suoi confronti – solo i voti validamente espressi in favore di una lista ad esso collegata. Lo richiede la stessa valorizzazione della volontà dell’elettore: l’attribuzione del voto deve in ogni caso fondarsi su un segno grafico che sia tale da manifestare, in modo non arbitrario, quella che era l’intenzione dell’elettore. Di conseguenza, la presunzione di cui sopra ha carattere eccezionale e un fondamento diretto nella legge che non ammette estensioni in via analogica.

Tale corollario ha trovato un’applicazione alquanto insolita nelle ultime elezioni regionali piemontesi. Due liste collegate al candidato presidente vincitore sono risultate ex post prive – secondo la sentenza del TAR piemontese del 28.07.2010 – dei requisiti necessari alla loro ammissione alla competizione elettorale. In altre parole, è come se il loro simbolo sulla scheda non fosse mai esistito. In seguito a tale pronuncia, il candidato già dichiarato vincitore non può contare sui suffragi espressi solo in favore delle due liste escluse e che, al tempo della proclamazione, gli erano stati attribuiti in virtù della presunzione accennata.

Il conseguente riconteggio dei voti ottenuti dai candidati alla presidenza sembra oggi indicare un vincitore diverso da quello proclamato a settembre. Ciò apre due possibili scenari: da un lato, la immediata proclamazione del vincitore, secondo le nuove risultanze elettorali; dall’altro, l’annullamento delle elezioni e la ripetizione delle medesime.

Stando alla lettera della legislazione elettorale (progettata in epoca proporzionale), la prima ipotesi sembra essere la più probabile, per quanto essa non manchi di destare qualche fondata perplessità. Nessuno sa quale scelta avrebbero compiuto gli elettori delle liste oggi escluse, qualora esse non fossero state presenti sulla scheda. Nella loro scelta di voto il legame tra esse e il candidato alla presidenza potrebbe avere svolto un ruolo fondamentale. Come pure del tutto marginale.

D’altra parte, l’opzione alternativa non è scevra da difetti: primo tra tutti, quello di una campagna elettorale focalizzata sulle recriminazioni reciproche e quindi poco significativa dal punto di vista della funzionalità dei processi deliberativi e democratici.

Non suscita invece incertezze la constatazione che, dopo il caos liste del Lazio, la querelle dell’autenticità delle firme lombarde, la baruffa del decreto interpretativo, la politica italiana ha dato di sé un’altra brutta prova.