[09-10-2010] Il federalismo alla resa dei conti

di Valentina Miscia

Un altro passo avanti per il federalismo fiscale. Il Consiglio dei Ministri ha approvato uno schema di decreto legislativo che detta disposizioni in materia di fiscalità regionale e provinciale, e di costi e fabbisogni nel settore sanitario. Lo schema di decreto si inserisce nel progetto di riforma dell’autonomia finanziaria di Regioni ed enti locali dell’art. 119 Cost., riformato nel 2001. La l. 42/2009 di attuazione della riforma prevede ora altri passaggi (Conferenza unificata, Commissione bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale) che saranno necessari prima dell’approvazione definitiva. Il Governo porta così a quattro il numero dei provvedimenti di attuazione del federalismo fiscale, dopo i decreti sul federalismo demaniale, su Roma capitale e sulla fiscalità municipale.

Ma quali sono le principali novità? Il provvedimento è piuttosto sintetico, formato da soli 27 articoli suddivisi in capi relativi all’autonomia di entrata delle Regioni a statuto ordinario, all’autonomia di entrata delle province, alla perequazione, e ai costi e fabbisogni standard nel settore sanitario. La nuova fiscalità regionale sarà affidata ad Irpef e Iva. Per la prima ci sarà un passaggio graduale in due fasi, che condurranno ad un possibile aumento dell’addizionale regionale (con l’esclusione dei redditi più bassi) per un ammontare predeterminato. Non molto dovrebbe cambiare, comunque, per i cittadini, garantiti dall’imposizione di un carico fiscale più alto dalla diminuzione corrispondente dei trasferimenti statali. Quanto all’Iva, questa diventa soggetta a compartecipazione, fino al 2013 per un’aliquota simile a quella attuale, dal 2014 in poi per una percentuale stabilita dal Governo (ma che non dovrebbe discostarsi troppo da quella corrente). Niente rivoluzioni, dunque. Cambiamenti in vista, invece, sul fronte dei costi standard, con la previsione del finanziamento integrale – entro il 2019 – del Fondo perequativo per le funzioni fondamentali, che a partire da quella data sarà gestito con il criterio dei costi standard, abbandonando definitivamente il criterio della spesa storica. Non più i soldi che le Regioni hanno sempre ricevuto, insomma, ma solo (e tutti) quelli necessari. Ma come si decide quanti sono? Lo schema di decreto prevede la fissazione del benchmark in base alla performance di tre Regioni virtuose, che siano state in grado di garantire, fra l’altro, l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza sanitaria in condizioni di equilibrio economico; di garantire, in altre parole, che sia pagato il giusto prezzo per i servizi erogati dalla Regione.

Tutti contenti, quindi? Non proprio. La sensazione che la tempistica e il contenuto dello schema di decreto suggeriscono è che sia l’oggetto di un ennesimo scambio politico. Approvato in fretta, senza lo spazio di discussione che le Regioni avrebbero desiderato, e senza scendere troppo nel dettaglio. Legittimando, dunque, il sospetto che si spinga sull’acceleratore del federalismo fiscale senza sciogliere i nodi più importanti. Sarà solo con l’individuazione delle Regioni assunte come parametro di riferimento, del resto, che i sostenitori e i detrattori del federalismo fiscale potranno farsi finalmente i conti in tasca, e scoprire chi vince e chi perde nella Repubblica delle autonomie.

Gli auspici di fondo, per questo cammino appena iniziato, sono due. Il primo riguarda le autonomie, che trovano nell’art. 114 Cost. un baluardo in difesa della propria dignità istituzionale. Dignità che, nel predisporre la normativa che renderà reale e tangibile il federalismo fiscale in Italia, dovrà essere salvaguardata tanto dal punto di vista del contenuto, quanto dal punto di vista del metodo. Il secondo riguarda i cittadini, che dovrebbero essere – giova ricordarlo – la ragione ultima dei processi di riforma e di miglioramento istituzionale della Repubblica, la cui sovranità loro appartiene (art. 1) e nella quale ripongono le proprie legittime aspettative di tutela (art. 3). Un federalismo fiscale che non tiene conto di questo, è la resa dei conti di una Costituzione a cui è stato tolto l’audio.