[08-10-2010] Woodcock al Giornale

La perquisizione nella sede del Giornale ha risvolti inquietanti. Non solo per il fatto in sé, ma per le conseguenze di sistema che ne derivano.

In sintesi, la Procura di Napoli ha disposto perquisizioni nella sede del Giornale, nelle abitazioni del direttore Alessandro Sallusti, del suo vice Nicola Porro e sulle rispettive persone. Tutto ciò, in cerca di un fantomatico dossier, pare non trovato, volto a screditare il Presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia.

Dicono gli inquirenti di aver intercettato (non si sa bene a che titolo) telefonate dei due giornalisti con l’addetto stampa della Marcegaglia, in cui esprimevano l’intenzione di lanciare una campagna di stampa contro di lei, a causa delle sue posizioni critiche sul Giornale. Secondo i pm si tratterebbe di violenza privata, cioè del tentativo di convincere la Marcegaglia a modificare controvoglia la popria posizione. Ieri i giornalisti hanno rivendicato la libertà di informazione e, comunque, hanno chiesto la diffusione delle registrazioni, per chiarire che le telefonate avevano tono indubbiamente scherzoso.

Al di là di chi abbia ragione, l’episodio inquieta perché mette in luce i gravi conflitti fra “poteri” che esistono nel nostro Paese.

Anzitutto i mezzi di informazione: non è grave il fatto che con la libertà di espressione si perseguano finalità politiche. Anzi, è normale che ogni quotidiano abbia una linea editoriale e che sia uno strumento di persuasione dell’opinione pubblica. Quello che fa riflettere, però, è che una grande parte degli strumenti di informazione sia riconducibile alla proprietà del Presidente del consiglio (come nel caso del Giornale, di proprietà del fratello).

D’altra parte, è grave che alcuni esponenti della magistratura (in specie alcuni pubblici ministeri), abusando dell’indipendenza e dell’autonomia loro riconosciuta dalla Costituzione per altri fini, cerchino la ribalta mediatica, costruendo operazioni “spettacolari”, con le scarse finanze dell’erario, che spesso si risolvono in bolle di sapone, ma che – troppo spesso – creano irreparabili danni alle persone colpite.

In più, nelle vicende di ieri, emerge anche il rischio che le azioni della magistratura possano comprimere la libertà di espressione e di informazione dei giornalisti, che andrebbe scrupolosamente e gelosamente protetta, come peraltro previsto dalla Costituzione e dalla normativa sulla stampa.

Sotto questo profilo, dunque, si deve convenire con Silvio Berlusconi: serve una riforma della magistratura (ma nell’interesse di tutti, s’intende!). Serve anche, però, e con pari urgenza, una riforma dei rapporti tra informazione e politica, con una rigida disciplina dei limiti alla proprietà dei mezzi di informazione.