[06-10-2010] Perché è importante il rinnovo delle Commissioni parlamentari?

Questa mattina si è tenuto un importante vertice di maggioranza, alla luce della rinnovata fiducia al Governo. Ordine del giorno: il rinnovo delle commissioni parlamentari e delle relative presidenze. La riunione è stata breve ed indolore: dopo nemmeno mezz’ora si è chiusa con un accordo tombale di conferma di tutte le presidenze attuali.
Perché tutta questa importanza? Può sembrare che si tratti solo di organi interni alle Camere, tutto sommato di scarso significato politico. In realtà non è così. Bisogna dunque comprendere a cosa servono le commissioni parlamentari e quali sono, nello scenario politico di oggi, i profili più delicati.

È bene partire dall’affermazione che, nell’attuale sistema parlamentare, gran parte del lavoro delle Camere si svolge in commissione. Quante volte alla televisione si vedono immagini dell’aula della Camera o del Senato semi-deserta. Ciò, tuttavia, non è necessariamente spia di assenteismo: spesso i parlamentari che non sono in aula stanno lavorando in commissione.

Le commissioni sono organi interni di ciascuna Camera, costituite da un gruppo ristretto di parlamentari. Esse hanno competenza per una specifica materia, fra quelle di cui si occupa il Parlamento. Per prassi tutte le Commissioni sono costituite in modo da rispecchiare la proporzione fra i gruppi politici presenti in Parlamento. Si tratta, cioè di veri e propri “parlamentini”, che non alterano i rapporti fra le forze politiche. Il Presidente di ogni Commissione è eletto dai suoi membri con la maggioranza assoluta. Ha un ruolo essenziale nell’organizzazione e nella direzione dei lavori della propria Commissione. A conferma di ciò, al Presidente di commissione viene riconosciuta una indennità aggiuntiva rispetto a quella degli altri parlamentari.

Deve anche dirsi che la suddivisione per materie corrisponde (anche se in modo impreciso) alla suddivisione dei Ministeri: per questo si parla di “ministerializzazione” delle Commissioni. La circostanza porta ad un continuo dialogo tra la commissione ed il ministero di riferimento e, soprattutto, tra il Presidente della commissione ed il Ministro. Alcuni, addirittura, parlano di “governo negoziale”, proprio a sottolineare il continuo scambio di idee e proposte tra ministeri e commissioni.

Sia il regolamento della Camera, sia quello del Senato, prevedono che le commissioni, formate appena il Parlamento si insedia, debbano essere rinnovate dopo i primi due anni della legislatura. Eccoci, dunque, all’importante scadenza di questi giorni.

La delicatezza del rinnovo, soprattutto dei Presidenti, è giustificata anzitutto dal ruolo fondamentale che tali organi svolgono, come si è detto più sopra. Nella particolare situazione contingente, inoltre, la scelta dei Presidenti poteva mettere a dura prova la tenuta della maggioranza, con particolare riferimento ai rapporti di forza tra Pdl e Fli. Le presidenze dei “finiani” sembravano ad alto rischio. In particolare quella di Giulia Bongiorno alla commissione Giustizia, che è competente per processo breve, riforma della giustizia e temi simili. Alla fine, invece, si è scelta la conferma di tutti. Ciò, tuttavia, non deve sorprendere: le “concessioni” al gruppo di Futuro e libertà sono state probabilmente il prezzo da pagare per evitare brutte sorprese in altre commissioni: alla Camera, la commissione Affari esteri e comunitari, presieduta dal leghista Stefano Stefani, e la commissione Trasporti, poste e telecomunicazioni, presieduta dal berlusconiano Mario Valducci, numeri alla mano, potevano essere oggetto di ribaltoni.

Più che di un rinnovato affiatamento, dunque, è lecito pensare che si tratti di una tregua, necessitata e armata.