[04-10-2010] Si può istituire una commissione di inchiesta sulla magistratura?

Silvio Berlusconi non si dà per vinto. Ieri, alla festa del PdL di Milano, ha ripetuto pubblicamente il contenuto di uno dei filmati “rubati” finiti in rete: vuole istituire una commissione parlamentare di inchiesta che indaghi sulla magistratura. Più precisamente, che verifichi se all’interno della magistratura c’è un’associazione a delinquere contro di lui, volta a sovvertire il voto democratico dei cittadini e a costruire inchieste ad arte per togliere Berlusconi di torno.

Premessa: è davvero improbabile, a nostro parere, che la vera priorità del Presidente del Consiglio sia quella della commissione d’inchiesta. Più ragionevolmente, a Berlusconi interessa trovare i consensi per l’approvazione del nuovo lodo Alfano, o di altro marchingegno volto a sospendere i procedimenti penali in corso a suo carico. La proposta di istituire una commissione d’inchiesta, dunque, è probabilmente poco più che una sparata, volta da un lato a distogliere l’attenzione dai problemi del Governo, dall’altro a far presa sull’elettorato, caricandolo in vista di probabili elezioni di primavera.

Pur alla luce della premessa, il contenuto della dichiarazione del Presidente del Consiglio è troppo rilevante per essere liquidato come innocua strategia.

La Costituzione italiana, allo stesso modo della maggior parte delle Costituzioni occidentali, concede al Parlamento la possibilità di istituire commissioni di inchiesta. Ai sensi dell’art. 82, tali commissioni hanno gli stessi poteri e gli stessi limiti dell’autorità giudiziaria. Si tratta, pertanto, di uno strumento assai delicato, che assottiglia di molto la barriera del principio di separazione dei poteri. I Costituenti, consci di ciò, hanno scritto nero su bianco una serie di limiti e di paletti: anzitutto si deve trattare di materie di pubblico interesse. Inoltre, le commissioni di inchiesta, nella loro composizione, devono rispecchiare la proporzione che esiste fra i diversi gruppi parlamentari.

Uno strumento, dunque, da maneggiare con molta cura. Ma è attuabile il progetto ipotizzato da Berlusconi? Anzitutto bisogna chiarire che le commissioni di inchiesta sono uno strumento tipicamente parlamentare. È del tutto anomalo che l’istituzione di una commissione sia riconducibile alla volontà del Governo. È stato chiarito dalla dottrina, ad esempio, che una commissione non può essere istituita con un atto normativo del Governo, ma solo con atti parlamentari. Inoltre il regolamento del Senato esclude espressamente che il Governo possa porre la questione di fiducia sull’istituzione di una commissione di inchiesta. Le commissioni dovrebbero avere un ruolo di garanzia e dovrebbero rispecchiare il principio di autonomia parlamentare. Tra l’altro è bene ricordare che proprio il Governo, o comunque i vari settori della pubblica amministrazione, sono l’oggetto fisiologico delle inchieste, come – ad esempio – avviene per gli Investigating Committees statunitensi. In tale ottica, alcune Costituzioni (ad es. quella tedesca) prevedono la possibilità di istituire commissioni di inchiesta a richiesta della sola opposizione.

Senza scendere in ulteriori dettagli, lo strumento previsto dalla nostra Costituzione non dovrebbe essere uno strumento di realizzazione dell’indirizzo politico, né, meno che mai, un’apertura a forme di giustizia politica (tipiche, paradossalmente, proprio di quegli ordinamenti socialisti che tanto ossessionano il premier…) bensì uno strumento di garanzia.

Vi è poi da dire sull’oggetto della proposta di Berlusconi: la commissione, infatti, dovrebbe indagare sulla magistratura. La nostra Costituzione, come tutte le Costituzioni occidentali, è costruita sul principio di separazione dei poteri. Con riferimento alla magistratura, l’art. 104 precisa che essa «costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere». A garanzia di tale assunto viene istituito il Consiglio superiore della magistratura, normalmente definito come organo di autogoverno.

Immaginare, pertanto, di consentire ai parlamentari (armati degli stessi poteri della magistratura), stimolati dal Governo, di indagare sui giudici, significa snaturare la previsione dell’art. 82 della Costituzione, nonché svuotare di senso il principio di separazione dei poteri. È del tutto verosimile ritenere che, se mai simile progetto dovesse prendere forma, verrebbe in qualche modo portato all’esame della Corte costituzionale, che difficilmente lo lascerebbe sopravvivere.

Silvio Berlusconi sicuramente lo sa, e si può quindi scommettere sul fatto che la sua proposta sia una trovata mediatica e non un vero argomento di lavoro.