[02-10-2010] Le barzellette che non fanno ridere

(pubblicato su Il Secolo XIX del 02-10-2010)

Le ultime dichiarazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi, sono difficilmente digeribili, anche per i palati più abituati. Ce n’è per tutti, e non si capisce quali siano barzellette e quali siano dichiarazioni serie. Quello che accomuna le une e le altre è l’angosciante senso di svilimento – tanto più grave quanto, forse, non del tutto consapevole – per le norme e per i valori fondanti della Costituzione repubblicana, ciò che fa dubitare dell’adeguatezza della persona a ricoprire l’alto ruolo istituzionale.
Anzitutto, le “barzellette”: ieri sono stati diffusi due filmati del Presidente Berlusconi che, in luogo pubblico, prima ironizzava sugli ebrei e sull’olocausto, poi dileggiava un’avversaria politica. E, gran finale, bestemmiava, ridendone goduto. Sulle doti di intrattenitore di Silvio Berlusconi, così come sulle sue doti canore, nessuno ha mai dubitato. Altra cosa è il gusto nella scelta della scaletta dello show, ma – diciamo – è una questione soggettiva. È invece oggettivamente inaccettabile che il Presidente del Consiglio dei Ministri si conceda simili bassezze. Come faremo a spiegarlo ai nostri amici stranieri? Come faremo a spiegarlo ai nostri figli, quando ripeteranno quelle barzellette, vidimate dal Presidente del Consiglio?
Peggio ancora sono, però, le dichiarazioni del Presidente del Consiglio sulla magistratura. E quelle, almeno pare (ma non è facile interpretare lo humor di Berlusconi), non erano barzellette. Insomma, la proposta è quella di istituire una commissione parlamentare di inchiesta per verificare se esiste un’associazione a delinquere all’interno della magistratura. Se, in altre parole, le toghe rosse possano essere perseguite, non ovviamente dalla magistratura stessa, ma dal Parlamento. Ce n’è abbastanza per ricredersi: anche questa probabilmente era una barzelletta, magari raccontata male. Altrimenti, la confusione tra poteri sarebbe somma e nemmeno classificabile secondo l’abecedario del diritto costituzionale. I parlamentari che giudicano i magistrati, su iniziativa del Governo: fantasie incompatibili con le radici stesse della nostra forma di Stato e della forma di governo.
Decisamente una giornata no, dunque, per il Presidente del Consiglio. E dispiace che accada proprio il giorno dopo la rinnovata fiducia (col naso turato) ottenuta dal Governo dopo la crisi interna alla maggioranza. Avremmo sperato, ieri, di vedere il Presidente al lavoro, in silenzio e a capo chino, per risollevare i destini del Paese. Avremmo magari sperato di sentirlo fare il nome del nuovo Ministro dello sviluppo economico. Lo avremmo voluto carico di valori e di scelte. Di questo ha bisogno il Paese. E questo, purtroppo, manca. La beffa tragicomica che, in un colpo solo, offende ebrei, cattolici, donne, magistratura e Costituzione, non è altro che una leggerezza. Sì, come quella del fedele alleato Umberto Bossi, che ha qualificato “porci” i romani durante un concorso di bellezza. O come quelle dei suoi sindaci di paese, che tentano di manipolare le coscienze dei bambini, educandoli ai simboli di una fantomatica “padania”. Come leggera appare l’ammissione di servirsi di società off-shore, per la candida finalità di non pagare tasse. Come leggero è l’impegno nell’affrontare i veri problemi del Paese. Tutti, s’intende, fuorché il cancro della giustizia. E così, l’attuale Governo, perde credibilità e mordente anche agli occhi dei tanti cittadini che, giustamente, ritengono che una seria riforma della magistratura sia necessaria e dei tanti cittadini che credono nell’urgenza di grandi riforme liberali.
Non bisogna dimenticare che il Governo in carica è nato forte di una maggioranza enorme. Avrebbe potuto e dovuto cambiare l’Italia. Non lo ha fatto. Silvio Berlusconi avrebbe potuto lasciare un’impronta positiva nella storia del Paese. Non lo ha fatto. Valori e scelte, si diceva. Purtroppo, mancano entrambi. Non è dato sapere quanto ancora sopravviverà il Governo. Certo, immaginare tre anni di galleggiamento mette sconforto. Così come mette sconforto, guardando al centro-sinistra, cercare di scorgere un’opposizione vagamente credibile o, almeno, un gruppetto di parlamentari che abbia la forza di contrastare questa deriva da barzellette che non fanno ridere.