[11-09-2010] Ci vuole un voto della Camera dopo il discorso di Berlusconi?

(pubblicato sul Secolo XIX del 12-09-2010)

Quello di oggi, forse, è il primo scivolone di Gianfranco Fini dopo lo strappo con Silvio Berlusconi. E forse, da oggi, c’è qualche argomento in più per dubitare della “imparzialità funzionale” di Fini, cioè della sua capacità di guidare la Camera dei deputati senza cedere alla tentazione di danneggiare il Pdl.

Silvio Berlusconi ha manifestato l’intenzione di andare in Parlamento a fine settembre per relazionare sulla situazione politica. Gianfranco Fini ha dichiarato che a tale discorso deve seguire un voto della Camera. Altrimenti «il Presidente del Consiglio che cosa cerca a fare il sostegno di 316 deputati».

Il “Governo in Parlamento” è disciplinato sia dalla Costituzione, sia dai regolamenti parlamentari. Il testo costituzionale, all’art. 64, precisa che i membri del Governo hanno diritto ad assistere ai lavori parlamentari e «devono essere sentiti ogni volta che lo richiedono». La possibilità del Governo di esprimersi non viene legata a voti o ad altre deliberazioni parlamentari. Quanto ai regolamenti, la situazione è più complessa: limitando qui l’analisi al regolamento della Camera dei deputati, si rinviene una disciplina (ed una prassi) diversa a seconda che le comunicazioni del Governo siano riferite in Commissione (come avviene nella maggioranza dei casi), oppure in Aula (come avverrà a fine settembre).

L’art. 118 del regolamento, in particolare, dice che, a seguito di comunicazioni in Aula da parte del Governo, ogni deputato può presentare una proposta di risoluzione, che viene votata dopo una discussione.

Tecnicamente, dunque, non sembra esservi un obbligo di sottoporre le dichiarazioni di Berlusconi al voto. Certo, nella prassi le dichiarazioni sono seguite da una risoluzione e da un voto, ma non c’è un obbligo di regolamento. La questione può sembrare di poco conto, ma – a ben vedere – può essere un primo segnale di “sviamento” da parte del Presidente della Camera, che può avere un interesse di parte a suscitare un voto espresso sulle dichiarazioni del capo del Governo.

Per capire se è uno scivolone o una scelta consapevole, non resta che attendere le mosse dei prossimi giorni.