[29-08-2010] Dal primo settembre si torna a sparare

Ancora pochi giorni e i fucili torneranno a sparare. Quelli dei cacciatori, si intende, che da mercoledì 1 settembre potranno usufruire delle cosiddette pre-aperture dei calendari venatori.

Ambientalisti e associazioni animaliste sono sul piede di guerra e pare abbiano già pronti ricorsi d’ogni genere. La stagione venatoria che sta per cominciare si prospetta come una delle più litigiose degli ultimi decenni.

Le complicazioni sorgono dalla recente approvazione della “legge comunitaria 2009” (legge n. 96, del 4-6-2010), che ha recepito la Direttiva europea sulla conservazione degli uccelli selvatici 2009/147/CE. Le numerose novità modificano così la “storica” legge n. 157 del 1992, nota appunto come legge-quadro sulla caccia.

Prima di vedere da vicino la specifica materia del contendere, bisogna cercare di fare chiarezza su quali sono i livelli di governo competenti in materia di caccia. Nel testo originario della Costituzione, la caccia era affidata alla competenza concorrente di Stato e Regioni: in altre parole, lo Stato doveva dettare i principi fondamentali e, nel rispetto di quelli, le Regioni potevano adottare norme di dettaglio. Ciò, com’è facilmente immaginabile, ha generato dubbi applicativi e un contenzioso record. La riforma del Titolo V, adottata con legge costituzionale n. 3 del 2001, ha apparentemente risolto il problema, lasciando la caccia alla competenza piena delle Regioni. Ma, appunto, è stata solo un’apparenza: ad una lettura appena più attenta del testo costituzionale si scopre che lo Stato mantiene la competenza esclusiva sulla tutela dell’ambiente, sull’ordinamento sportivo e sul governo del territorio. È abbastanza per continuare ad occuparsi di caccia? Senz’altro sì, tanto che la Corte costituzionale ha in più occasioni salvato la legge-quadro n. 157, affermando che essa persegue finalità di tutela ambientale che non possono essere lasciate alla disciplina differenziata regionale. A ciò si devono aggiungere le competenze comunitarie in materia: fin dal 1979 sono state approvate importanti direttive in materia di protezione faunistica (le cd. Birds Directives).

Il quadro attuale, dunque, vede una pluralità di soggetti legittimati, a diverso titolo, ad intervenire sulla materia. Le ultime direttive comunitarie, recepite con la legge statale del giugno di quest’anno, contengono una serie di misure di maggior tutela per gli uccelli durante i periodi di migrazione, oppure per gli uccelli con figli “a carico”, o, ancora, per quelli di ritorno ai luoghi di nidificazione. Su questi profili, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) ha adottato delle linee-guida destinate alle Regioni, che hanno fatto infuriare le associazioni di cacciatori.

Su opposto versante, le nuove regole consentono una maggiore elasticità dei calendari venatori, e questo ha fatto infuriare le associazioni ambientaliste. La legge-quadro, infatti, prevede che le Regioni possano stabilire la data di inizio della caccia a partire dalla terza domenica di settembre. Le novità, però, consentono pre-aperture già a partire dal primo settembre: quello che avverrà mercoledì prossimo in molte regioni italiane (non si dovrebbe sparare, invece, in Piemonte, Liguria ed Emilia-Romagna).

Si sparerà nelle campagne e si litigherà nei tribunali. Le prospettive, dunque, non paiono rassicuranti.