[25-08-2010] Dove costruire le centrali nucleari?

Il sottosegretario allo Sviluppo economico, Stefano Saglia, è intervenuto al Meeting di Rimini affermando che il governo adotterà entro brevissimo termine il nuovo piano per l’energia nucleare in Italia. Entro ottobre il governo dovrebbe predisporre un decreto contenente il piano di attuazione dell’intero progetto. A gennaio, poi, dovrebbero essere individuati i siti dove saranno costruite le nuove centrali nucleari.

Proprio questo aspetto, ovviamente, ha riacceso – sul web e sugli organi di stampa – il turbinio di voci sui siti che sarebbero già stati individuati dal governo. In particolare, circola con una certa insistenza la voce di una centrale da costruire nel grossetano, forse su un’area appartenente al demanio militare.

Questo rumor, di cui si ignora completamente il fondamento, consente però di porre qualche paletto preliminare su chi e come può individuare i siti dove saranno costruite le nuove centrali (e analogo discorso vale per i siti di stoccaggio dei carburanti e delle scorie).

La materia è davvero intricata e qui si possono solo abbozzare alcuni cenni: anzitutto, i rapporti tra enti territoriali. La Costituzione, nel testo uscito dalla riforma del 2001, prevede che la competenza legislativa in materia di “produzione dell’energia” spetti al concorso di Stato e Regioni. Le competenze amministrative, di conseguenza, sono da rintracciare nelle leggi statali e regionali che disciplinano la materia. Lo Stato, in teoria, potrebbe invocare la propria competenza esclusiva, sostenendo che la costruzione di centrali nucleari rientri nella “sicurezza dello Stato”, oppure in “ordine pubblico e sicurezza”. Difficilmente, però, una simile impostazione supererebbe il vaglio della Corte costituzionale. Al di là del riparto di competenze, comunque, vale il principio di leale collaborazione fra i diversi livelli di governo: pertanto una normativa che escludesse il coinvolgimento delle Regioni, delle Province e dei Comuni nell’individuazione dei siti sarebbe con ogni probabilità impugnata in Corte costituzionale.

Il sottosegretario Saglia ha anticipato che in caso di mancato accordo con le Regioni il governo potrà decidere in virtù dell’art. 120 della Costituzione, che disciplina i poteri sostitutivi. Anche su questo ci sono non poche perplessità.

Il tanto sbandierato federalismo demaniale potrebbe essere una strada? Tutto sommato no, nel senso che l’ipotesi di svincolare alcuni beni e terreni dall’attuale destinazione si accompagna al trasferimento degli stessi agli enti territoriali infra-statuali, che ragionevolmente non li utilizzeranno per la costruzione di centrali nucleari.

Nei fatti, il problema è che il coinvolgimento degli enti territoriali si concretizzerà quasi certamente in una ferma opposizione (quantomeno a fini elettorali) alla costruzione di centrali sul proprio territorio. E allora, che fare?

Sembra proprio che il governo si sia già preparato un “piano B”, con una leggina inserita nella finanziaria per il 2010. L’art. 2, c. 27, della legge n. 191 del 2009, istituisce infatti la “Difesa servizi Spa”. Si tratta, cioè, di un soggetto con forma privatistica e capitale interamente pubblico. Tra i compiti della neonata società per azioni c’è quello di svolgere “attività di valorizzazione e di gestione, fatta eccezione per quelle di alienazione, degli immobili militari, da realizzare anche attraverso accordi con altri soggetti e la stipula di contratti di sponsorizzazione”. Può significare tutto e niente, ma potrebbe essere anche il grimaldello per permettere, a soggetti privati, di costruire centrali nucleari su aree appartenenti al demanio militare. Ammesso che questa si possa considerare una valorizzazione del bene…