[14-08-2010] È possibile lo scioglimento anticipato della sola Camera dei deputati?

di Lorenzo Cuocolo, docente di Diritto costituzionale nell’Università “Luigi Bocconi”

La crisi agostana tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini sembra non avere tregua. Alla già complicata situazione si aggiungono i proclami minacciosi di Umberto Bossi, che neppure ipotizza un governo tecnico e che spinge per andare ad elezioni anticipate in caso di rottura definitiva della maggioranza.

Un rapido sguardo a 360 gradi degli schieramenti parlamentari porta a concludere che siano più numerosi quelli che non hanno nessun interesse di andare al voto in tempi brevi, di quelli che ci guadagnerebbero (soprattutto la Lega nord e l’Italia dei valori). Inoltre, come ha saggiamente sottolineato il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, non ci guadagnerebbe il Paese, che ha bisogno di stabilità delle istituzioni e dell’azione di governo. A prima vista, dunque, si sarebbe portati a negare una reale probabilità di scioglimento anticipato delle Camere.

Quali sono, però, le alternative? O un governo “di minoranza”, che si regga sui voti favorevoli di Pdl e Lega e sull’astensione di Futuro e libertà, oppure un cd. governo tecnico (ammesso che ne esistano davvero, come ha ricordato – ancora – il Presidente della Repubblica). Anche questa ipotesi, però, è tutt’altro che semplice da costruire. Fra gli obiettivi di un governo tecnico, infatti, ci sarebbe la modifica dell’attuale legge elettorale. Il problema è che ogni formazione politica ha idee diversissime sul punto. E anche all’interno degli stessi partiti ci sono spesso correnti divergenti su questioni di fondo, come il carattere maggioritario o proporzionale che il nuovo sistema elettorale dovrebbe avere. Anche questa strada, pertanto, è una strada in salita.

Qualche voce vicina al Presidente del consiglio inizia a bisbigliare un’ipotesi che, nelle prossime settimane, potrebbe acquistare vigore. Di che si tratta? Dello scioglimento anticipato della sola Camera dei deputati.

È possibile un simile scenario? E quale significato avrebbe?

Partendo dalla seconda domanda, si devono mettere in luce due diversi aspetti: anzitutto la “pattuglia” dei finiani è più folta alla Camera (tra l’altro presieduta proprio da Gianfranco Fini, con una doppia veste politico-istituzionale che potrebbe diventare anomala) che al Senato. E proprio alla Camera i “dissidenti” sono più incisivi sugli equilibri della maggioranza che sostiene il governo. A ciò si aggiungono le proiezioni effettuate in questi giorni da alcuni scienziati della politica, che mostrano come – invece – in caso di nuove elezioni, il Pdl rischierebbe di perdere la maggioranza proprio al Senato.

Da qui l’idea, che potrebbe far gola a Berlusconi, di chiedere lo scioglimento della sola Camera: così, in un colpo solo, azzererebbe l’incarico istituzionale di Fini, potrebbe ottenere una più ampia maggioranza alla Camera e manterrebbe quella attuale al Senato.

Ma è possibile lo scioglimento anticipato di una sola Camera? Formalmente sì: l’art. 88 della Costituzione, infatti, stabilisce che “il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse”. Questa disposizione, tuttavia, deve essere interpretata alla luce dell’evoluzione che – sul punto – ha avuto il testo costituzionale. Quando è stata scritta, infatti, la Costituzione prevedeva una durata sfasata per Camera (cinque anni) e Senato (sei anni). Questa previsione – rivelatasi all’atto pratico assai problematica – ha indotto il Parlamento, nel 1963, a modificare l’art. 60 della Costituzione, portando anche la durata del Senato a cinque anni. Da allora non si è mai più avuto lo scioglimento anticipato di una sola Camera. A ben vedere, anche nel 1953, nel 1958 e nel 1963 lo scioglimento delle Camere fu contestuale, con la sola differenza che la Camera veniva sciolta per scadenza naturale della legislatura, mentre il Senato veniva sciolto anticipatamente. Con la nuova durata paritaria delle Camere alcuni studiosi ritengono che non sia più possibile immaginare lo scioglimento anticipato di una sola di esse.

Forse una simile conclusione dovrebbe essere discussa, anche perché le ultime tornate elettorali hanno dimostrato che la solidità delle maggioranze può essere assai diversa alla Camera e al Senato.

Il punto è un altro: l’ipotesi – nell’attuale situazione politica – di sciogliere anticipatamente la sola Camera si porrebbe in linea con la ricostruzione del potere di scioglimento in chiave eminentemente governativa. Come si è detto, infatti, ciò sarebbe disposto nell’intento di favorire il Pdl e la Lega. Se invece – come sembra corretto – si ritiene che il potere di scioglimento anticipato sia formalmente e sostanzialmente del Presidente della Repubblica (cfr. art. 88 Cost.), allora tale scenario perde mordente, o quantomeno si configura come un’ipotesi subordinata rispetto a quella (che, verosimilmente, Napolitano cercherà di attuare) di trovare una maggioranza, nelle Camere attualmente in carica, capace di sostenere un nuovo governo.