[11-08-2010] Si possono chiedere le dimissioni del Presidente della Camera dei deputati?

La stampa di questi ultimi giorni riporta la notizia di raccolte di firme per costringere Gianfranco Fini a dimettersi da presidente della Camera dei deputati. Sembra quasi che, raggiunto un certo quorum di sottoscrizioni, Fini non possa far altro che rassegnare le dimissioni. In realtà non è così.

Il nostro ordinamento costituzionale prevede alcuni casi in cui il raggiungimento di un certo numero di firme, o di voti, produce determinate conseguenze giuridiche: è il caso, ad esempio, delle cinquecentomila firme per il referendum abrogativo (art. 75 Cost.), o della maggioranza relativa dei voti di una Camera per sfiduciare il Governo in carica (art. 94 Cost.).

La Costituzione, invece, nulla dice sui presidenti di assemblea parlamentare: l’art. 63, infatti, si limita a prevedere che ogni Camera debba eleggere un presidente fra i propri componenti. Per approfondire è allora necessario esaminare i regolamenti parlamentari e, per quanto qui interessa, il regolamento della Camera, che dedica al presidente il capo II della parte I. L’art. 4, c. 2, in particolare, prevede che l’elezione del presidente avvenga a scrutinio segreto, con una maggioranza dei due terzi dei deputati. Dal secondo scrutinio è richiesta la maggioranza dei due terzi dei voti. Solo dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta dei voti.

Null’altro viene prescritto circa l’elezione, né viene prevista alcuna ipotesi di revoca.

A leggere tra le righe, però, l’articolo citato dice qualcosa di più: la previsione dello scrutinio segreto, e soprattutto la previsione di larghissime maggioranze, mirano ad eleggere un presidente super-partes, una figura istituzionale di garanzia, che non sia legata – né nel bene, né nel male – alle sorti della maggioranza politica del momento. Ciò trova una conferma sostanziale nell’art. 8, c. 1, del regolamento, dove si legge che il presidente rappresenta la Camera (tutta la Camera: ancor più della maggioranza – si suppone ampia – che lo ha eletto), e assicura il buon andamento dei suoi lavori, facendo osservare il Regolamento.

La richiesta di dimissioni del presidente della Camera, anche (e tanto più) se supportata da raccolte di firme, non è prevista dal nostro ordinamento, proprio a garanzia del corretto funzionamento delle istituzioni. Simile ipotesi, dunque, avrebbe un significato eminentemente politico, e per ciò solo anomalo: se la presidenza della Camera non è una carica politica, le sue vicende non dovrebbero essere oggetto di valutazioni di tal tipo.

È anche vero, però, che se la presidenza della Camera non è una carica politica, riesce difficile immaginare che sia incarnata dal medesimo uomo che incarna la leadership di un partito o di un movimento politico.