[09-08-2010] Elezioni, il pallino è nelle mani di Napolitano

di Lorenzo Cuocolo*
(pubblicato su “Il Secolo XIX” del 09-08-2010)

Umberto Bossi mette in guardia: se il governo non ritrova la sua marcia, le elezioni anticipate potrebbero essere già a novembre. È una prospettiva realistica? Piuttosto, sembra una provocazione politica, nel perfetto stile del Senatùr. Vediamo perché.
A metà settembre riprenderanno i lavori parlamentari. Una prima ipotesi è che il governo provi ad andare avanti da posizioni di minoranza. Impossibile? No, se si tiene conto che la Costituzione e i regolamenti parlamentari prevedono solo che i voti a favore del governo debbano essere più dei voti contrari (con un diverso sistema di calcolo alla Camera e al Senato). L’astensione dei finiani di Futuro e Libertà e dei centristi, dunque, potrebbe tenere in vita il governo, anche se si tratterebbe di una vita artificiale, cioè di un governo molto debole. È per questo motivo che il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sta lavorando ad un programma in quattro punti (giustizia, federalismo, fisco, sud) sul quale ottenere l’espresso sostegno anche di Futuro e Libertà, per arrivare alla fine naturale della legislatura. Questa ipotesi darebbe maggiore stabilità all’esecutivo, ma non è affatto scontata.
È dunque possibile che prevalga, in quel che resta della maggioranza, la linea intransigente dell’appello al popolo: Berlusconi, cioè, potrebbe giocarsi il tutto per tutto tornando anticipatamente al voto, nella speranza che gli elettori condannino la scelta di Gianfranco Fini e consacrino l’alleanza tra Popolo delle libertà e Lega.
Quest’ultima ipotesi, tuttavia, non è nell’immediata disponibilità del capo del governo: la Costituzione repubblicana ha infatti dettato tempi e procedure affinché l’invocazione della volontà popolare non si traduca in una strumentalizzazione cesarista e populista. Proprio l’art. 1, infatti, affida la sovranità al popolo, ma precisa che può essere esercitata solo “nelle forme e nei limiti della Costituzione”.
Ebbene, qui entra in scena il Presidente della Repubblica, che – lungi dall’avere un mero carattere simbolico – assume, in situazioni come questa, un decisivo ruolo di protezione delle istituzioni da derive personaliste. Detto altrimenti, il Presidente della Repubblica non deve ratificare il volere del Presidente del Consiglio. Al contrario, è tenuto a ricercare la stabilità dei governi ed il fisiologico funzionamento delle istituzioni democratiche. Quando (e se) Berlusconi e Bossi si recheranno al Quirinale per chiedere lo scioglimento delle Camere, è verosimile che il Presidente della Repubblica tenterà quanto nella sua disponibilità per evitare il ritorno alle urne a soli due anni dalle precedenti elezioni. La prima ipotesi, dunque, è che Napolitano rinvii il governo Berlusconi alle Camere, per verificare con i voti se dispone o meno della fiducia. Questa mossa potrebbe portare, come nella recente votazione sulla sfiducia al sottosegretario Caliendo, all’astensione di finiani e centristi, con la conseguenza di intrappolare Berlusconi alla guida di un logoro governo di minoranza. Una seconda possibilità per il Presidente della Repubblica, invece, è cercare di formare un governo tecnico, che raggranelli, su un programma asciutto e condiviso, i voti necessari per arrivare alla naturale fine della legislatura. Lo scenario non sembra irrealistico, se è vero che – nelle ultime ore – alcuni esponenti moderati lasciano trasparire un certo favore per un governo guidato da Giuseppe Pisanu.
Tutte queste ipotesi devono essere verificate. E ciò richiede tempi lunghi, che in larga parte non dipendono dalla volontà di Berlusconi e di Bossi. L’art. 88 della Costituzione, infatti, assegna il potere sostanziale di scioglimento anticipato al Presidente della Repubblica: solo il Presidente della Repubblica deve ascoltare i Presidenti delle Camere per prendere la decisione, e solo negli ultimi sei mesi del semestre presidenziale il potere di scioglimento è impedito (il cd. semestre bianco). Tutte precisazioni che lasciano intendere come la scelta sia tutta di Giorgio Napolitano e debba essere guidata dall’interesse al corretto funzionamento delle istituzioni, e non da opportunità politiche.
Se dunque si andrà al voto anticipato – ed è un’ipotesi tutt’altro che scontata – ciò, con tutta probabilità, non accadrà prima dell’anno nuovo.

* professore di diritto costituzionale italiano ed europeo nell’Università commerciale “Luigi Bocconi” di Milano