[01-08-2010] Fini e la trappola Caliendo

di Lorenzo Cuocolo*

Dopo il divorzio da Berlusconi e dal PdL, Gianfranco Fini e i “finiani” si trovano per la prima volta a dover studiare le strategie di battaglia. L’occasione è fornita dalla cosiddetta mozione di sfiducia nei confronti del sottosegretario alla giustizia Giacomo Caliendo. È appena il caso di dire che non è una mozione di sfiducia in senso tecnico, dal momento che i sottosegretari di Stato non ottengono alcuna fiducia iniziale. Quale che sia l’esito del voto, pertanto, per Caliendo non deriverà alcun obbligo giuridico. È chiaro, tuttavia, che dal punto di vista politico il voto che esprimerà la Camera avrà un peso non trascurabile, tanto più dopo la spaccatura del PdL.

Punto primo: Gianfranco Fini, nella sua veste di Presidente della Camera dei deputati, avrà domani [02-08-2010] un ruolo importante, insieme ai capigruppo, nella scelta di calendarizzare il voto di pseudo-sfiducia nei prossimi giorni o a settembre. È ovvio che la scelta di rinviare tutto a dopo la pausa estiva consentirebbe di cercare nuovi equilibri all’interno della maggioranza, che al momento sono pericolosamente instabili. Rinviare, dunque, è in buona misura fare un favore al Governo. Votare subito, invece, è una provocazione, se non un atto di guerra.

Punto secondo: lo stesso Gianfranco Fini, nella sua veste di leader di fatto degli “scissionisti” del PdL, dovrà decidere per il suo folto drappello se votare a favore o contro la sfiducia, cioè a favore o contro Caliendo, cioè a favore o contro il Governo. Le conte di queste ore hanno mostrato che i “finiani” alla Camera sono decisivi per la sopravvivenza del Governo. Un voto contro Caliendo, dunque, potrebbe addirittura innescare una crisi immediata, o – comunque – rendere una chiara idea di cosa potrebbe accadere a settembre.

Tutto questo potrebbe far parte del crepuscolo politico della maggioranza. Ma c’è un profilo costituzionale che non può passare sotto silenzio: così come nei giorni scorsi si è scritto che Gianfranco Fini non è tenuto a dimettersi da Presidente della Camera solo perché non è più in linea con le politiche del Governo, allo stesso modo si deve mettere in guardia da un ruolo politico del Presidente della Camera. Fini ha sino ad ora dimostrato equilibrio e senso delle istituzioni nella conduzione di un ramo del Parlamento. Ora non deve cedere alla tentazione di confondere il suo ruolo istituzionale con quello di leader politico. Allora sì che rappresenterebbe un’anomalia.

* professore di diritto costituzionale italiano ed europeo nell’Università commerciale “Luigi Bocconi” di Milano